I capolavori di Bersani e di Renzi
I ventiquattro punti di distacco con cui Bersani ha superato Renzi al ballottaggio non possono essere archiviati come una semplice vittoria del segretario del Pd e come una semplice sconfitta del sindaco di Firenze. Al di là del risultato finale (62 a 38) ci sono due dati politici che risultano evidenti alla fine della corsa per la premiership del centrosinistra. Le primarie hanno fotografato non soltanto due successi personali ma, a guardare oltre l’orizzonte, due capolavori paralleli. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani.
5 AGO 20

I ventiquattro punti di distacco con cui Bersani ha superato Renzi al ballottaggio non possono essere archiviati come una semplice vittoria del segretario del Pd e come una semplice sconfitta del sindaco di Firenze. Al di là del risultato finale (62 a 38) ci sono due dati politici che risultano evidenti alla fine della corsa per la premiership del centrosinistra. Le primarie hanno fotografato non soltanto due successi personali ma, a guardare oltre l’orizzonte, due capolavori paralleli. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani. Pur con tutti i suoi limiti (e ne ha di limiti, Bersani), il segretario del Pd si è mosso con coraggio, se n’è infischiato degli inviti ricevuti dai molti membri del suo patto di sindacato (D’Alema, Bindi e tutti gli altri) a non fare le primarie, ha accettato, vincendola, la sfida lanciata da Renzi; e oggi si può dire che per la prima volta il centrosinistra si ritrova con un leader uscito dalle primarie legittimato non solo da un voto popolare ma anche da una vittoria di una gara vera (cosa che invece non erano state le consultazioni vinte da Prodi nel 2005, da Veltroni nel 2007, da Bersani nel 2009: primarie vinte sempre senza che ci fosse sulla strada del vincitore un vero sfidante).
Il risultato di Renzi è un piccolo capolavoro almeno per due ragioni. Da un lato perché è stato ottenuto al termine di una lotta impari combattuta contro la stragrande maggioranza degli apparati del Pd. Dall’altro perché la battaglia di Renzi costringe il Pd e tutto il centrosinistra a fare i conti con una novità politica importante. Fino a ieri, ricorderete, le idee di Renzi venivano spesso accolte da una buona parte del Pd come se fossero estranee e aliene alla cultura della sinistra – e abbiamo ancora nelle orecchie tante occasioni in cui il sindaco è stato trattato dai suoi compagni come se fosse non parte del patrimonio culturale dei progressisti ma un corpo estraneo, un cavallo di troia delle cattivissime e temibilissime “destre”. Il risultato delle primarie, invece, e qui è il capolavoro di Renzi, indica che la sinistra di Bersani e la sinistra di Renzi sono due facce della stessa medaglia che per forza di cose hanno bisogno di vivere insieme per dare un valore a quella stessa moneta. Le primarie, insomma, checché ne dica il nostro adorato Nichi Vendola, hanno dimostrato che un moderno partito e una moderna coalizione di sinistra non possono rimanere ostaggio delle vecchie e ossidate idee novecentesche. E per questo se Bersani dimostrerà di aver compreso la lezione delle primarie avrà buone possibilità di convincere tutti che nel suo progetto di grande Federazione c’è qualcosa di diverso rispetto al famoso modello Brancaleone con cui nel 2006 conquistò il governo l’altro sfortunato Federatore della sinistra, Romano Prodi.